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Mercoledì  1 luglio in scena a Potenza lo spettacolo della compagnia francese degli Osmosis, dal titolo Transit. Monumental Vidéo Chorégraphique en espace public, nell'inedito ed insolito scenario del deposito delle ferrovie della FAL (Ferrovie Appulo Lucane), alle ore 21,30.

Dopo lo spettacolo dei Retouremont del 27 giugno, che si è svolto in piazza Mario Pagano a Potenza, nel centro storico della città, cambiano  il luogo, il punto di vista e  le forme d'espressione. Dal verticale  al suolo o meglio, al suolo percorso e transitato, mobile e scorrevole delle ferrovie e delle lunghe strade, rotte disperate dell' emigrazioni, così note anche alla nostre popolazioni.

Lo spettacolo è promosso da "Festival città delle cento scale", La Francia si muove ...", Basilicata 1799, e realizzato con la preziosa collaborazione di Ecosfera spa e soprattuto delle FAL (Ferrovie Appulo Lucane).

Osmosis è una compagnia di danza urbana di livello internazionale. I loro spettacoli nascono fuori dalle scene teatrali, sono volutamente urbani. Nelle loro rappresentazioni la danza e il video si fondono alla ricerca del contatto diretto e partecipato del pubblico. Lo spettacolo tratta di emigrazioni da qui il titolo Transit. Prende spunto da storie vere che narrano di viaggi della speranza, rischiosi ed impossibili, di giovani che per fuggire la paura e la miseria rischiano la propria vita nascosti su mezzi di fortuna senza, molte volte, raggiungere la meta.

 

Transit si ispira al lavoro fotografico di Ad van Denderen "Go No Go", e mette in situazione il danzatore ed il pubblico nello sperimentare la sensazione di una migrazione, un esser trasportati al di fuori delle proprie origini verso l'ignoto. La partitura coreografica, densa di visioni ed emozioni, illustra il viaggio di un immigrato clandestino dall'Afghanistan fino al Porto di Calais, per passare poi in Inghilterra. Esplora l'impegno fisico del corpo nell'immobilità, e la sua messa in movimento, lo spazio interiore ed esteriore, visibile e invisibile.

La partitura coreografica è ri-trascritta dalle immagini in presa diretta di tre camere videografiche che mescolano tecnologia termica, infra-rossi, night shot. Queste riprese vengono combinate alle immagini di Ad van Denderen sul racconto di questa fuga, della ricerca dell'Eldorado, e alle immagini da sogno pubblicitario dell'Occidente, che compongono l'universo videografico di questa traversata. La partitura canora e musicale che accompagna questo viaggio si inscrive nell'improvvisazione vocale (detta layali - Maghreb e Medio-Oriente - e maqam - Irak -) sostenuta dall'accompagnamento di un liuto e di altri strumenti. Le voci accompagneranno l'universo sonoro e la cartografia dei momenti di vita di questo percorso.

Il dispositivo scenico, costituito da un camion autoarticolato con rimorchio, invita il pubblico "al viaggio". Le sponde laterali del camion sono reclinate per lasciar apparire degli schermi. Inizio della proiezione, inizio del viaggio. L'insieme dei dispositivi permette d'immergersi in questa peripezia. Dal reale al documentario, dallo spettacolo dal vivo al reale, come due realtà che si ritrovano nella stessa forza del desiderio di esistere allo sguardo dell'altro.

Alì Salmi, coreografo e ballarino di Osmosis, è nato in Francia da una famiglia algerina, è arrivato alla danza tardi, con studi di architettura alle spalle. Scoperta la danza, ha studiato per un breve periodo alla scuola di Marcel Marceau ed è stato membro delle compagnie di danza contemporanea più importanti europee.

"Una danza che prende Corpo dalla realtà - dice Alì Salmi- si fa guardare,  considera le realtà del mondo nella pluralità di punti di vista, dell'impegno sotto forma di spettacolo dal vivo e di scrittura inventiva ed innovatrice. Transit è per me e la mia equipe accettare il confronto con il reale, trovare un giusto posto dove proiettare al vostro sguardo e ai vostri sensi, il nostro immaginario, che porta con sé gli "Uomini e i loro legami col mondo."

 

"Lo scenario individuato per lo spettacolo - dice Francesco Scaringi di Basilicata 1799 -  mette in luce uno spaccato veramente interessante della città di Potenza per le problematiche che vengono evocate. Il deposito della FAL, il costruendo snodo stradale che s'intravede alle spalle, fanno da sottolineatura ai problemi della mobilità delle città contemporanea. In fondo appare Rione Cocuzzo, con il Serpentone, che racchiude al suo interno la contrastata Nave, dall'altra parte il Basento e la zona industriale, un richiamo ad immaginari piranesiani, per città che sono cresciute fuori misura  sia in estensione che in verticalità. Certo tutto ciò perturba ma deve anche renderci consapevoli della necessità della riqualificazione di ampi spazi delle nostre città"

"Il corpo, riferendoci alla danza - aggiunge Giuseppe Biscaglia uno degli ideatori del progetto -  è anche intenzionalità, ossia un dirigersi verso il mondo per progettarlo in una sorta di co-appartenenza con gli altri. Noi siamo nel mondo in relazione con gli altri. Hanna Arendt, nel suo Vita activa, parla della polis come metaxy, ossia come ‘tra', ‘infra', ‘in-between'. La città è un ‘bene relazionale'.

 

Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Basilicata Associazione Basilicata 1977