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Vorremmo abbozzare alcune ragioni del perché di una proposta "artistica" all'interno della città, confessiamo, però, che restano ancora dubbi ed incertezze. La nostra è solo una "provvisoria" adesione ad alcune affermazioni che vanno maggiormente approfondite e criticate.

Il titolo della proposta "Arte in transito" esprime anche questa incertezza transitoria, che speriamo possa essere da stimolo per altre riflessioni con la continuazione nel futuro del progetto. Esso, però, è gia un manifesto sul senso che vogliamo dare a tutta l'operazione che viene rimarcata dal termine "transito"(1).

 

Fare incontrare l'arte contemporanea con la città è un'operazione difficile e delicata per vari motivi che riguardano il rapporto tra arte architettura, il relazionarsi con luoghi che hanno vita e identità propria, la percezione del "pubblico" e le abitudini percettive della vita quotidiana, gli aspetti culturali e simbolici che si vogliono mettere in atto, che riguardano gli artisti, i committenti e il pubblico e i "processi" politici ed economici che intervengono in operazioni di tale fattura(2).

 

L'esperienza condotta con il progetto "Opera verticale. La scalinata del pensiero"(3) realizzata in vicolo Asselta a Potenza è stato il primo passo che ci ha spinto (come Associazione Basilicata 1799) a continuare in questa ricerca. In quella esperienza vi erano due obiettivi. Il primo riguarda la possibilità di incorporare nella città uno spazio interamente dedicato all'arte in un luogo che vive negli interstizi della città, tenuto poco in conto e in qualche modo discreto, poiché non eccessivamente esposto (in ombra rispetto al centro commerciale e del consumo della città). Il secondo perché risultava emblematico per la tematica da noi messa in atto, riguardante la "verticalità e la luce" come due elementi che avrebbero dovuto caratterizzare la città di Potenza, la quale, dal punto di vista architettonico e urbanistico, non presenta una grande coerenza di sviluppo e di stili. Inoltre, come scalinata, rappresenta, appunto, l'dea di transito che ha che fare con il passaggio, la soglia, il legame che mette in relazioni luoghi diversi. Oltre ai luoghi il nostro intento era di fare interagire espressioni artistiche diverse e vari saperi in un gioco di scambio sui confini dei loro mondi disciplinari.

 

Nel prosieguo della nostra ricerca ci siamo resi conto che Potenza presenta una serie di contraddizioni profonde (che possono essere riscontrate in tante altre piccole città ) in cui si mescolano aspetti più provinciali con una dimensione più metropolitana, dovuta ai processi economici, di consumo, culturali che riguardano la globalizzazione in atto. Vi sono parti che hanno acquisito la fisionomia di "non luoghi", o addirittura spazi di degrado e abbandono ormai entrati nella sopportazione abitudinaria della popolazione.

Più in generale, la città di Potenza e tante altre nostre città, se confrontate con quelle antiche sono sicuramente meno formate e meno strutturate. Tra case e strade non c'è relazione e proporzione, le piazze sono spazi vuoti e le strade sono corridoi impersonali e a volte minacciosi. La dismisura (àpeiron) dell'informe urbano rimanda all'informe dei grandi flussi del globale. La tecnica, l'industria e il commercio hanno attratto a sé tutte le energie creative. Esse devono liberarsi per dare vita al lavoro artistico per confrontarsi o scontrarsi con ciò che stato edificato e che non sempre acquista un senso né per il passato (la memoria), né per il presente (stanno lì per caso o necessità) senza attenzione per il futuro.

 

Arte e città non è un binomio originale, infatti in tutte le città esistono interventi per introdurre l'arte in spazi cittadini(4). Vi sono vari modi d'intendere la presenza dell'arte nella città. L'opera artistica può servire per identificare un luogo, può accompagnare (quasi decorativamente) una costruzione, può servire a rendere più esteticamente accettabile una zona "degradata" oppure può essere inglobata all'interno di operazioni di intrattenimento che virano più sul versante spettacolare o che hanno a che fare con una nuova forma di rappresentazione del potere. In fondo in molte di queste operazioni l'arte è una sorta di accompagnamento ad altre intenzioni, che non tengono in considerazione la "specificità" dell'arte, che risulta essere, come dire una sorta di residuo.

 

È difficile tentare di connotare uno "specifico", un irriducibile, dell'arte nella complessità del mondo attuale, riguardo ai fenomeni di estetizzazione di tanti aspetti della società, dell'economia della comunicazione.

Si può considerare proprio il residuo (il resto) il punto di forza su cui giocare la presenza dell'arte nella città, se esso si pone come un resistere "all'omogeneizzazione, al conformismo, ai processi di produzione di consenso massificato", al tentativo insomma di "annegare" nei processi di svuotamento e di livellamento di tutti gli aspetti culturali e simbolici, a ridurre insomma "la grandezza e la dignità dell'arte".

Non si tratta di collocare nuovi monumenti all'interno della città, secondo un'idea classicistica per cui l'opera d'arte assume un volto armonico e conciliante. L'arte, come la filosofia e la cultura è invece segnata da fratture, tensione e conflitti e ciò impedisce un ritorna ad un'idea metafisica dell'arte, e all'arte dell'opera d'arte. Per altri versi se essa vuole avere che a fare con monumenti già esistenti, può interagire con loro sciogliendoli dalla loro "monumentalità" per fare emergere le contraddizioni apparentemente ridotte, gli scarti non inglobati (inglobabili) le potenzialità represse.

D'altronde accanto all'idea classica di bellezza intesa come armonia, simmetria e conciliazione (che trova in Pitagora il suo iniziatore) è esistita un'idea diversa caratterizzata dal prevalere degli opposti (il segno di Eraclito nel pensiero occidentale), come acutezza e sfida. Un'estetica della differenza, che affonda le sue radici nell'antichità e nel barocco, si pensi alla nozione di agudeza(5), intesa quale attitudine capace di penetrare nel reale per sovvertirne l'ordine naturale facendo emergere forme di bellezza acuta ed efficaci, strategiche e raffinate, secondo la capacità di mettere in relazione tra loro punti estremamente distanti e opposti(6). Così l'idea della sfida si scosta dalla pura e semplice idea di trasgressione. Se la trasgressione si è mossa all'interno di una dialettica degli opposti (un semplice scarto, una deviazione dalla norma che mantiene un rapporto necessario con ciò da cui prende le distanze) la sfida si "muove su un terreno diverso, comporta un'altra valutazione di se stessi e del proprio ruolo rispetto alla simmetricità dei contendenti, così come l'abbandono di un'idea organica, totalizzante ed equilibrata della società"(7).

 

Un altro aspetto riguarda ciò che definiamo come "disinteresse interessato" coniugato con quanto emerge a proposito della comunità, intesa come communitas, facendo riferimento alla matrice semantica del termine che richiama il dono e l'obbligo alla reciprocità. È questo un elemento che pone in stretta relazione arte e città, nella direzione dei grumi di senso e di relazioni che si lasciano interagire come emergere delle differenze e alterità che s'incontrano e si scontrano in spazi comuni o processi di scambio inconsueti, imprevedibili e paradossali, fuori dalla riduzione comunicativa economica.

 

In questo senso l'arte (come qualsiasi forma culturale) non può (in una logica di "contrasto") essere espressione solo di estremismi degli outsider (che aspirano a formazioni di sette), di cultori feticisti dell'opera o di quanto ritengono che l'arte sia una variante "giocosa" della comunicazione. Essa ha bisogna di recuperare lo spessore simbolico che gli è proprio, lasciando intravedere i "mille piani" che l'attraversano interagendo in modo discreto (e senza confusione) con mondi simbolici affini o diversi su cui gettare una luce di "redenzione", non salvifica attenzione, certamente vivificatrice.

 

La città contemporanea disegna un paesaggio mobile, liquido, che si sottrae alla pura contemplazione romantica(8).

Michel De Certau(9) nel suo libro L'invenzione del quotidiano opera una distinzione tra mappa e percorsi. La prima, quale impresa scientifica, si qualifica come un "quadro di uno ‘stato' del sapere geografico", mentre si è distaccata dagli "itinerari che ne costituivano le condizioni di possibilità"(10), quegli itinerari che sono reperibili nelle carte medioevali, che destinate essenzialmente ai pellegrini descrivevano le varie tappe dei percorsi, con le logistiche, con le distanze calcolate in ore e giorni. Opera altresì una distinzione tra spazio e luogo, un luogo è dunque una configurazione istantanea di posizioni. Indica un'indicazione di stabilità"(11), una porzione statica, che non prevede elementi di contaminazione o ibridazione, che non coniuga la mescolanza ma solo la giustapposizione.

Lo spazio, al contrario, è un incrocio di entità mobili. È in qualche modo animato dall'insieme dei movimenti che si verificano al suo interno. È spazio l'effetto prodotto dalle operazioni che l'orientano, lo circostanziano, lo temporalizzano e lo fanno funzionare come unità polivalente di programmi conflittuali o di prossimità contrattuali"(12). " Ecco dunque che lo spazio diviene il territorio dell'instabile, del precario e, fondamentalmente, del percorso, dell'iter, del passaggio". De Certeau giunge quindi ad un esempio quanto mai calzante: <<insomma lo spazio è un luogo praticato. Così la strada geograficamente definita da un urbanista è trasformata in spazio dai camminatori>>(13).

Si può dire che queste riflessioni ci suggeriscono di considerare il paesaggio urbano in maniera non statica ma in modo dinamico e più complesso. Infatti ci si può illudere normativamente di disegnare un paesaggio stabile e definitivo, esso sarà continuamente contraddetto da chi lo vive e lo transita.

 

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1 A tale proposito si veda il mio Le Prole in gioco.

2 A proposito del rapporto tra architettura e arte può prendersi come riferimento la Francia che per prima ha aperto il dibatitto tra storia e cnotemporaneità. Esemplare l'opera di Daniel Buren nella Place Royale a Parigi , che, in una prima fase, agli occhi dei parigini sembrava estranea, da un contesto già pieno e formato dalla storia e dall'architettura, con il tempo essa si è integrata rilevando nuove "armonie spaziali". Le vicende comunque non procedono sempre in modo lineare e molte volte i contrasti restano e segnano conflitti irrisolvibili. Gli esempi francesi, hanno dato corso a sperimentazioni artistiche e architettoniche volte a modificare la percezione urbana e, per la prima volta, è stato infranto un limite: il rapporto fra città storica e intervento contemporaneo.
3 Ci si riferisce ad un workshop formativo - creativo ideato e realizzato a Potenza dall'Associazione Basilicata 1799, che ha visto la partecipazione di un gruppo di giovani creativi provenienti dall'Italia, dalla Grecia e dalla Lucania, che su temi della verticalità e della luce hanno interrogato artisti, letterati filosofi e che hanno contribuito alla realizzazione dell'istallazione di Marco Nero Rotelli, coadiuvato da Luciano Massari Maestro d'arte delle Cave Michelangelo di Carraio,che segna con la sua presenza la gradinata.
4 Alcune avanguardie artistiche hanno preso le distanze dal museo come unico spazio della rappresentazione artistica. Basti pensare a forme d'arte quali la land art o l'arte concettuale, l'arte povera, la video arte, la body art e la performance. Si è sviluppata l'interazione tra espressione artistica ed ambiente e di trasformazione e contaminazione delle diverse forme artistiche. Il luogo istituzionale assegnato all'arte è abbandonato per la realtà urbana e la vita sociale. L'opera d'arte si carica di questi nuovi significati mettendo in evidenza, talora, le contraddizioni e i conflitti della vita urbana.

Molte delle nuove forme artistiche nascono fuori e contro gli spazi istituzionalizzati, producendo una forza antagonista il cui scopo è quello di rompere l'armonia urbana consolidata e scontata (le reciproche relazioni tra la piazza, la chiesa, il palazzo del potere...). La conseguenza è che, come sostiene Franco Purini, l'arte è più che mai oggi luogo teorico nel quale si elaborano, non solo, i più elevati modelli estetici, ma soprattutto quelli politici, economici e comportamentali.

5 Concetto teorizzato da Baldasar Graciàn (1648 ) nel Siglo d'oro

6 Alcune teorizzazioni delle avanguardie novecentesche elaboreranno idee simili. I surrealisti, per esempio, hanno sempre contestato l'idea di bellezza intesa come equilibrio e armonia, ribaltandone il significato.

7 Giuseppe Patella, Op. cit., p. 154

8 Qui si fa riferimento al testo di Viviana Gravano, Paesaggi attivi. Saggio contro la contemplazione, Costa & Nolan, Milano, 2008. Un testo di grande interesse che cerca di mettere in rapporto l'arte contemporanea e il paesaggio metropolitano. Lo stesso titolo è già molto indicativo di dove l'autrice vuole andare a parare: "un saggio per l'azione, contro la contemplazione. Un impervio percorso di deriva mostra origini e sviluppo dell'attivismo urbano, attraverso opere, teorie e artisti che dagli anni cinquanta in poi hanno rivisitato l'idea di paesaggio come territorio dell'azione, e non più della mera osservazione passiva".

Il saggio è molto interessante per l'impostazione teorica e gli artisti che vengono analizzati, qui non entriamo in discussione con esso, ne prendiamo alcuni spunti (dall'introduzione, senza inoltrarci troppo nell'interessante testo) che rafforzano il senso dell' "operazione" intrapresa con il progetto Arte in transito.

9 De Certau M, L'invenzione del quotidiano, Roma, Edizione Lavoro 2001.

10 Ivi (pp. 179 -181)

11 De Certeau M., op.cit., p.175

12 De Certeau M., op.cit., p.175

13 Ivi, p. 176

Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Basilicata Associazione Basilicata 1977