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L'incontro e la riflessione con grandi personalità della cultura contemporanea sulle tematiche riguardanti la città, l'arte e l'architettura è quanto si propone questa sezione (articolata e suddivisa in due sottosezioni):

 

> PRIMA SOTTOSEZIONE

 

Il giovedì del pensiero

(Potenza, Teatro F. Stabile)

 

Massimo Cacciari, Lectio magistralis / 11 giugno 2009

 

Massimo Cacciari si è costantemente occupato delle tematiche della città sia da un punto di vista filosofico che politico nel concreto governo di una città straordinaria come Venezia in qualità di Sindaco.

A lui si chiede di articolare teoricamente il rapporto Arte/Città.

"La storia della città è la storia di diverse forme di organizzazione dello spazio. Non esiste LA città, ma LE città soltanto. La polis greca NON è l'urbs, tanto meno la civitas; la città mediterranea medievale NON è quella barocca; la città moderna non è la metropoli contemporanea, e quest'ultima NON è la città dove ora abitiamo" (...)

 

"La perdita del "valore simbolico" della città cresce proporzionalmente: assistiamo, o ci sembra di assistere, ad uno sviluppo senza meta, cioè letteralmente insensato, ad un processo che non presenta alcuna dimensione "organica". È davvero la metropoli dell'intelletto astratto, del general intellect, dominato soltanto dal "fine" della produzione attraverso la produzione e dello scambio delle merci. È assolutamente "naturale" che il "cervello" di un tale sistema consideri ogni elemento spaziale come un ostacolo, un'inutile zavorra, un residuo del passato, da "spiritualizzare", da "volatilizzare". Ma nello stesso tempo, e per la medesima ragione, ciò produce l'improgrammabilità dell'"occupazione" del "territorio". Il territorio, letteralmente, non conosce più alcun Nomos (poichè Nomos, Legge, significa all'origine, appunto, suddivisione-spartizione-articolazione di un territorio o "pascolo", nomos, determinato."

M. Cacciari Nomadi in prigione in La città infinita,
a cura di Aldo Bonomi e Alberto Abruzzese

 

"L'ontologica in-securitas del nostro esserci è essenzialmente il problema della rappresentazione artistica. Se il terrore, il far-tremare, lo sconvolgere, l'espressione del pericolo sommo, che si esprime nel venire meno della stessa via di fuga - se tutto questo appare come l'elemento in cui vive l'arte della Grande Città contemporanea, del Nervenleben metropolitano, esso va tuttavia interrogato secondo una direzione più essenziale. E la grandezza dell'arte contemporanea consiste forse proprio nel rivelarla. Nella rapidità delle sue metamorfosi, essa appare spesso come ‘moderna', nel senso banale del ‘modo', nel senso dell'attualità caduca della moda. Mentre proprio il suo ‘modificarsi' esprime la sua storia - la sua storia come destino. Di fronte all'espressione artistica qualsiasi ordine è per essere trasgredito, qualsiasi legge sussiste per essere ‘mossa', nessuna terra è salda e ogni casa è un passaggio.

Passagenwerk: questa è l'essenza del fare che è il fare artistico."

M. Cacciari, Micromega 5/2003

 

 

Se la tecnica è l'indice della contemporaneità, a un primo sguardo sembra che non ci siano attività più diverse della tecnica e dell'arte. Paradossalmente, invece, esse hanno una radice comune nella techne dei greci. Si tratta si mettere a fuoco l'ambiguità del fare umano, a partire dalla condizione tragica dei mortali: un excursus che idealmente va dal mito alla scienza, da Eschilo a Heidegger - attraverso tutti i fantasmi del metodo, Bacone come Popper.

 

Marc Augé e Giacomo Marramao in dialogo / 18 giugno 2009

 

All'antropologo francese e al filosofo italiano si chiede di dialogare su una tematica che ha per titolo Apologia dello spazio vissuto. Luoghi e non luoghi nel mondo globalizzato.

 

Marc Augé è l'inventore del neologismo nonluogo con il quale definisce sia gli spazi costruiti per un fine ben specifico (solitamente di trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago) e sia il rapporto che viene a crearsi fra gli individui e quegli stessi spazi. Essi si contrappongono ai luoghi antropologici quali luoghi identitari, relazionali e storici, che nel'attuale "città" vengono confinati alla stregua di "curiosità" o di "oggetti interessanti".

Le autostrade, gli svincoli e gli aeroporti, i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, i campi profughi ed altro, sono gli spazi in cui una grande quantità d'individui sono in contatto senza entrare in relazione, sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso ad un cambiamento (reale o simbolico). Essi sono rappresentativi della nostra epoca, caratterizzata dalla precarietà assoluta,  dal transito e dal passaggio, e da un individualismo solitario.

 

"Le persone transitano nei non luoghi, ma nessuno vi abita".

 

L'altro neologismo creato da Augé è surmodernità.

La  surmodernità rappresenta l'"evoluzione" dalla postmodernità nell'era della globalizzazione. Essa  è rappresentabile attraverso la figura dell'eccesso: "eccesso di tempo", "eccesso di spazio", "eccesso dell'individuo" o dell'ego.

 

Giacomo Marramao, è uno dei filosofi italiani che più si è misurato con il tema della modernità, della secolarizzazione e delle nuove forme di temporalità che essa introduce.

Parafrasando un suo ultimo libro, ciò che lo caratterizza è la passione del presente e la costante ricerca degli apparati concettuali e dei risvolti effettuali della modernità - mondo.

"Lasciarsi interpellare dal presente comporta intensificare il tenore dialogico della riflessione e dislocarsi come interrogante. Marramao guarda ai transiti accidentati e ai fraintendimenti della mondializzazione, alle sue rigidità identitarie e alle sue patologie temporali, alle sue false alternative e alle sue polarità immobili. Al contempo irrinunciabili e inadeguate, le categorie universalistiche del diritto e dell'humanitas riacquistano forza solo quando sono messe in tensione con le esperienze emozionali del valore e le retoriche all'opera nel racconto di sé, cui va restituito uno statuto concettuale. Dalla singolarità con quanto ha di irriducibile, e non dall'identità nelle sue diverse configurazioni comunitarie, statuali, etniche o linguistiche, occorre partire per delineare una sfera pubblica globale che si riconosca nell'unico universalismo non omologante, quello della differenza."

La passione del presente. Breve lessico della modernità-mondo, Bollati Boringhieri

 

 

Mario Perniola / Maria Paola Fimiani / Antonio Gnoli

presentano il libro

Miracoli e traumi della comunicazione,

Einaudi

 

Il testo è l'ultima fatica di Mario Perniola, uno dei più grandi studiosi di estetica contemporanea e attento analizzatore dei processi culturali e sociali. Perniola ritorna sulla comunicazione dopo il pamphlet Contro la comunicazione (Einaudi) in cui, con la forza "polemica" che lo caratterizza quale studioso outsider dei circuiti "culturali" dell'autocelebrazione e dell'intrattenimento, si scaglia contro la comunicazione massmediatica e i suoi effetti deleteri sulla cultura, sulla politica e sull'arte. Per Perniola,

 

"essa sembra trasformare l'inconcludenza e la confusione da fattori di debolezza in prove di forza; inoltre, nel suo rivolgersi direttamente al pubblico, saltando tutte le mediazioni essa ha un'apparenza democratica, ma è in realtà una forzatura che omologa ogni differenza. Il volume si interroga sulle origini, sui dispositivi e sulla dinamica della comunicazione di massa, individuando un'alternativa a questo tipo di modello comunicativo in un'economia dei beni simbolici che, pur restando vicina ai bisogni, non sia vittima del guadagno immediato e del successo ad ogni costo".

 

In Miracoli e traumi della comunicazione, Perniola tenta un racconto del periodo che va dalla fine degli anni Sessanta ad oggi.

 

"Per comprendere quanto è avvenuto, le categorie tradizionali della cultura e della politica sembrano inadeguate. Ci si è trovati dinanzi ad eventi, come il Maggio francese del 1968, la Rivoluzione iraniana del 1979, la caduta del muro di Berlino del 1989 e l'attacco alle Torri Gemelle di New York dell'11 settembre 2001, nei confronti dei quali tutti hanno esclamato: ‘Impossibile, eppure reale!'. Questi fatti hanno avuto grandissime conseguenze su tutti gli aspetti della vita individuale  e collettiva, destabilizzando radicalmente le istituzioni, i costumi sessuali e il modo di sentire di intere generazioni. È nato un nuovo regime di storicità, caratterizzato dall'esperienza di fenomeni che sono vissuti ora come miracoli e ora come traumi, perché sembrano inaccessibili ad una spiegazione razionale e ad una narrazione coerente".

 

Maria Paola Fimiani - che ha ultimamente incentrato i suoi interessi sui saperi dell'uomo e le oscillazioni del teorico (Kant e Foucault), il dar forma, il corpo (dispersione, simbolica, ibridazione), il post-umano e la valorizzazione del singolare, l'antropologia come vita filosofica - si pone come interlocutrice importante nell'attuale dibattito sul "legame tra la vita singolare e l'agire politico nel tempo del postumanismo".

Seconda sottosezione

Arte e architettura

(Potenza, Ridotto Teatro F. Stabile)

 

Giuseppe Biscaglia e Francesco Scaringi

presentano

 

martedì 26 maggio 2009

Attualità di Giovanni Battista Piranesi

di Franco Purini,

Edizioni Librìa Melfi.

Sarà presente l'autore.

 

Nella breve "Nota introduttiva" al saggio, Gianfranco Neri ha scritto:

 

"Nel corso della propria attività di progettista, disegnatore, critico e teorico dell'architettura, Franco Purini si è ripetutamente occupato di Giovanni Battista Piranesi - cui ha dedicato numerosi saggi, lezioni, progetti e disegni - rivelando di quell'opera estremamente complessa una molteplicità di nodi concettuali e di angolature critiche che, a ragione, lo fanno uno dei più grandi esperti di cose piranesiane. Tuttavia, l'aspetto più significativo che emerge da tale prolungato dialogo è segnato anche da un'altra singolare particolarità. Che farebbe di Piranesi non soltanto una sorta di suo alter ego, di "compagno segreto" da interrogare e con il quale confrontarsi in un complesso e dissimulato gioco di specchi, di fitti e inesplicabili rimandi concettuali, ma anche un artista presente e attivo nella cultura contemporanea, la cui opera potente e destabilizzante genera contemporanei enigmi e urgenti domande, come se essa emergesse ancora dalla fase germinale del proprio formarsi, inedita e tuttavia già profondamente radicata nella nostra memoria".

 

 

 

mercoledì 10 giugno 2009

Topotek1 Reader,

Edizioni Librìa Melfi

con scritti di Thomas Schregenberger, Pietro Valle, Matthias Schneider, Elke Stamm, Thilo Folkerts

 

Saranno presenti

Martin Rein-Cano, fondatore dei Topotek 1

Alberto Iacovone, ma0 emmeazero studio di architettura Roma.

 

Thilo Folkerts - architetto berlinese, che ha lavorato a lungo con i Topotek 1, e ideatore di questo splendido volume pubblicato dall'editore Antonio Carbone per conto della sua bella Casa Editrice Librìa di Melfi - ha scritto che

 

"Topotek 1 Reader è concepito come un repertorio che s'interroga sull'oggi e sul domani. Raccoglie e presenta al lettore progetti destinati a luoghi diversi, aiuta nella lettura e insieme formula domande; mette in relazione le componenti che caratterizzano i progetti recenti di Topotek 1".

 

Attraverso i diversi saggi presenti nel volume, emergono le linee concettuali e i nodi problematici dell'operari proprio di Topotek1.

In primo luogo, l'atteggiamento mentale e progettuale racchiudibile nella formula dell'"as found", che consiste nel confrontarsi con quello che esiste, qui e ora, riconoscendone l'essenza ed esplorandone radicalmente le potenzialità.

 

"... uno sguardo nuovo su ciò che è consueto, un atteggiamento aperto verso l'idea che oggetti totalmente prosaici possano vivificare la nostra creatività.

L'as found è anti-utopico, la sua forma è concreta, schietta ed esplicita".

 

In secondo luogo, l'interesse costante verso "la superficie degli spazi aperti, la ricerca di una visione grafica dello spazio e lo sviluppo di un'idea spaziale fra le dimensioni".

 

In terzo luogo, l'attenzione allo spazio figurativo della narrazione che è proprio del fumetto:

 

"Con i suoi valori cromatici spesso molto intensi, il fumetto rappresenta un procedimento narrativo flessibile: è esplicito e diretto, ma lascia spazio alla fantasia. La drammaturgia della narrazione è aperta a invenzioni e scoperte...".

 

Il lettore può in questo modo percorrere uno spazio figurativo e narrativo che a volte è prestabilito, altre volte invece gli consente maggiore "libertà di movimento".

"Le sue analogie con la progettazione dei parchi e di altri spazi aperti sono assai evidenti".

 

In quarto luogo, il rapporto dialettico distruzione/creazione. Ogni intervento (e la progettazione è sempre una forma di intervento) implica un cambiamento, determina il "nuovo" in una dimensione del visibile.

I progetti di Topotek 1 hanno questa consapevolezza - "la consapevolezza di escludere, o di ciò che si è scelto di escludere, nonché il rapporto dialettico che lega distruzione e creazione".

Dunque, c'è sempre una violenza insita nella progettazione del paesaggio, anche se è una violenza che viene impiegata con cautela.

 

Infine, l'attenzione per la grande questione del tempo, che "mette in luce il rapporto dialettico tra ciò che esiste e ciò che si creerà ex novo". Da questo punto di vista, i progetti di Topotek 1 hanno la grande capacità di far apparire la stratificazione temporale dei luoghi. Nei loro progetti

 

"si sovrappongono l'interesse intenso per gli aspetti essenziali della contemporaneità e l'accettazione delle componenti storiche, a volte solo a livello di osservazione; sovente la combinazione di questi due elementi amplifica, mediante il contrasto, la leggibilità dei diversi strati temporali".

Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Basilicata Associazione Basilicata 1977