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Lo Sguardo pone attivamente in relazione lo spettatore e l'opera d'arte. Essa ci scruta e ci interroga, spinge ad oltrepassare il visibile per ciò che è oltre, senza mai pretendere di definire ciò che è verità.

Duchamp l'ha ribadito più volte: "sono gli osservatori a fare i quadri", perchè, attratti dalla domanda che l'opera pone, non sono ad essa esterni. Per Duchamp l'opera in sé è tautologica, non dice nulla. Senza l'altro estremo, lo spettatore, è muta. Si apre alla totale libertà, come una soglia sull'infinitamente transitabile del corpo e dello sguardo, per sradicare e abbattere qualsiasi confine e qualsiasi dogma.

 

Questa concezione appartiene all'arte moderna così come intesa dalle avanguardie. Bisogna chiedersi, però, se è ancora attuale. La risposta tende al negativo. Grandi mutamenti sono avvenuti e l'arte si è "compromessa" con quanto il mondo della tecnica dispone, rispetto alla predominante cultura dell'immagine, di nuovo fondamentalmente retinica.

Bisogna chiedersi, dunque, se l'arte mantiene ancora una sua "specificità" ed un suo "circuito" di mediazioni. Se essa può e deve essere completamente sorretta dai canoni della comunicazione e dell'immediatezza più ingenua, o se, al contrario, deve ritirarsi in un "auratica" dimensione (dell'opera) che è oggi, a nostro avviso, sicuramente improponibile. Ancora chiedersi cosa vuol dire che il pubblico ha diritto alla partecipazione e in quali modalità. Cosa vuol dire, dunque, porre l'arte all'interno della città e secondo quali criteri ed obiettivi?

Questa sezione si pone di fronte a questi interrogativi in un modo molto semplice: confrontandosi in modo ravvicinato con l'arte contemporanea e il pensiero che la rappresenta e l'interpreta. Cerca di offrire quelle "competenze" di cui, secondo noi, si necessita ancora per poter esplorare il mondo dell'arte senza le facile e (nichiliste) affermazioni di una sua ormai definitiva "scomparsa" nella crisi della modernità, nella "foresta del senso". Si tratta di cogliere la giusta prospettiva con discrezione e pazienza, convinti che ormai tanto bisogna lasciare e tanto ancora conquistare (o riservare).

Si offre al pubblico d'interessati un "corso - percorso" a diretto contatto con gli artisti mentre sono in opera e nello stesso tempo si offrono momenti della riflessione e di comunicazione per essere compartecipi di eventi criticamente vissuti, non semplicemente subiti. L'obbiettivo del per-corso: la formazione di mediatori culturali nel campo della cultura visiva contemporanea.

Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Basilicata Associazione Basilicata 1977