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Potenza è una città dalla topografia irregolare, arroccata su un'altura, a più di 800 metri dal livello del mare. Salite, strade che si inerpicano per condurre ai quartieri più alti, ponti che collegano le alture e i maggiori snodi di traffico; soprattutto, Potenza è una città di scale. Una rete di scale mobili, costruita di recente, collega la parte alta, il centro cittadino, con i quartieri che digradano verso la valle del Basento.
Questa peculiare conformazione geografica si è saldata nei secoli con la storia di Potenza, un'isola tra le montagne dell'Appennino lucano. Una tradizionale forte emigrazione della popolazione ha caratterizzato queste terre, dai primi anni del '900 fino agli anni Sessanta. L'esodo dalle città e dai paesi lucani continua ancora oggi, con i giovani che partono per studiare o cercare lavoro in altre città d'Italia.
Movimento dunque: transito ininterrotto all'interno della città, flusso di uomini e donne dai paesini alla città, e dalla città verso le Americhe, verso il Nord Italia e il Nord Europa. Percorsi urbani e viaggi verso terre lontane.
Attraverso il linguaggio multiforme dell'arte contemporanea, "Arte in transito" invita gli artisti a dare nuova voce e forma ai luoghi di passaggio e di sosta della città con interventi site-specific e originali interpretazioni. La rivisitazione di alcuni luoghi attraverso l'arte, la riqualificazione di aree urbane trascurate eppure importanti, la fruizione diversa e alternativa di punti di semplice passaggio costituiscono il tema centrale della rassegna, che si terrà a Potenza nel luglio 2009.
Un articolato programma di workshop, seminari, conferenze dedicate ai temi dell'arte pubblica, in cui saranno invitate varie personalità del mondo dell'arte e della cultura farà da importante cornice alla mostra. I cittadini e le scuole avranno un ruolo attivo in questo progetto, attraverso diverse modalità di partecipazione. Uno specifico corso didattico sarà dedicato a formare giovani studenti come guide del percorso d'arte contemporanea.
La modalità stessa di realizzazione delle opere prevede l'utilizzo di artigiani e ditte locali, per forniture di materiali, assistenza tecnica, manodopera.
L'ospitalità prevista per gli artisti, gli assistenti, il pubblico invitato sarà interamente gestita dagli operatori turistici locali, con le conseguenti ricadute economiche positive per una città solitamente al di fuori dei flussi turistici.
Formazione, turismo, sviluppo dell'indotto, cultura, valorizzazione del territorio e riqualificazione urbana sono gli obiettivi del progetto proposto.
L'iniziativa è assolutamente inedita a Potenza: sinora non erano mai stati invitati artisti - giovani e personalità di fama internazionale - per una grande mostra dentro la città, fuori dai luoghi e dai contesti tradizionali dell'arte. La scelta è motivata non solo dall'attuale assenza di uno spazio espositivo deputato per l'arte contemporanea, ma anche dalla volontà di portare l'arte "in strada", per usare un'espressione e un tema cari ad uno degli artisti invitati, Daniel Buren.

 

Gli interventi
L'arte è in transito sulle scale, si ferma in sosta sulla facciata di una vecchia biblioteca chiusa al pubblico, silenziosa e triste al centro della città. Chiama a raccolta in un parco, richiama l'attenzione sul ponte viadotto, principale accesso alla città.

 

Il ponte
Il passaggio rapido e distratto delle macchine sul ponte non ne rivela allo sguardo la struttura. Sotto, in mezzo a sterpaglie e rifiuti, si delinea la forma elegante del ponte Musmeci, importante opera architettonica della fine degli anni ‘60(1) . L'ingegnere Sergio Musmeci aveva esplorato le potenzialità plastiche del cemento armato, realizzando la forma attraverso l'esibizione della struttura stessa del ponte. Le sue forme morbide, curvilinee erano pensate per un percorso pedonale, ideale prosecuzione armonica della passeggiata lungo le rive del fiume Basento.
Nel 1976 Bruno Zevi scriveva in termini entusiastici sull'Espresso: "Approccio creativo, che estrae dalla struttura le sue capacità espressive, fornendo un'informazione completa, limpida e affascinante delle funzioni cui risponde. (...) Il ponte è aperto al traffico da alcuni mesi, ma vanno completati i lavori per assicurare l'agibilità della passeggiata coperta e trasformare l'area sottostante in un piccolo parco. Allora si constaterà che Musmeci ha detto una parola originale anche in sede di fruizione sociale (...)" (L'Espresso, a. XXII, n. 11, 1976). Il progetto iniziale non è mai stato portato a termine, e attualmente l'area intorno al ponte versa in uno stato di degrado.
L'invito, rivolto dagli Incontri Internazionali d'Arte a Daniel Buren, a realizzare un intervento in situ intende essere un segnale di attenzione nei confronti di un'opera importante per la città, troppo a lungo trascurata. È la stessa volontà di ripresa di un discorso interrotto, espressa nell'interessante pubblicazione "Sergio Musmeci. Il ponte e la città" edita da Gangemi nel 2003, a cura della DARC Architettura, in collaborazione con la Soprintendenza Regionale della Basilicata per i Beni Architettonici ed il Paesaggio. Restituire il ponte e il parco ai cittadini: l'allerta dell'arte per ricordare, restituire dignità e bellezza alla città, ma in senso anti-monumentale. Per un'arte che si fa architettura come segno rivolto alla fruizione viva del contesto urbano. cosmL'iniziativa è svolta in collaborazione con MAXXI Architettura, che nella sua collezione conserva il progetto del ponte sul Basento di Sergio Musmeci.
Un doppio arcobaleno, "D'une rive à l'autre, l'écharpe d'Iris", percorrerà i due lati della carreggiata del viadotto, nella parte superiore del ponte. Una lunga fila di bandiere colorate che svettano leggere come frecce nell'aria, sospese sul corpo imponente di cemento grigio del ponte, saranno visibili da lontano da più punti di prospettiva, percepite come un'unica striscia di colore, e godibili all'occhio del guidatore in movimento sulla strada, nelle due direzioni di entrata e uscita dalla città, come un festoso saluto.

 

L'ex Biblioteca Provinciale
La sosta: la sospensione del traffico caotico del centro, per fermare l'attenzione su un luogo, dimentico dei rumori della città, dedicato allo studio e al silenzio. Una pausa rivolta alla riflessione. Il luogo in questione è l'edificio ex sede della Biblioteca Provinciale di Potenza. Il palazzo, con i suoi volumi, le finestre a nastro disposte su linee orizzontali e verticali sulle diverse facciate, le sottostanti finestre rettangolari, è un discreto esempio locale dell'architettura razionalista fascista che ha spesso caratterizzato molte città italiane di provincia. La biblioteca, svuotata della sua funzione d'uso, è oggi in stato di degrado. È una sorta di fantasma triste che si erge in una delle arterie più trafficate del centro cittadino, corso XVIII agosto. Bianco-Valente hanno soffermato la propria attenzione su questo edificio: il loro lavoro, un'installazione luminosa sulla facciata principale, è ancora una volta un segnale dolce, non invasivo che invita alla consapevolezza critica della necessità di un intervento di recupero. "Relational" di Bianco-Valente, in linea con la loro ultima ricerca, è una sorta di ragnatela di connessioni neuronali-biologiche-cosmiche di linee blu che avvolge il vecchio corpo grigio e abbandonato.
La riflessione alla base del processo creativo che li ha condotti all'elaborazione del progetto era quella di leggere l'architettura in termini biologici, l'immagine del palazzo come quella di un organismo vivente che si accresce con le sue superfetazioni, con le crepe, le scritte sui muri, il vento che entra negli ambienti interni attraverso i vetri rotti delle finestre...
Le nuove presenze che l'arte vivifica nel proprio spazio e nel proprio tempo, indirettamente si pongono in termini di rammemorazione delle ore di studio e di lettura che si svolgevano negli interni della biblioteca fino a qualche decennio fa.

 

Le scale
Dopo la sosta, il percorso dell'arte prosegue, in risalita, attraverso le scale: in piazza XVIII agosto, sulla Scala del Popolo(2) sarà situata la videoinstallazione di Studio Azzurro, "Fanoi".
Un'antica tradizione, i fuochi accesi durante le ore di festa per il santo patrono: "fuoco e fiamme", fumo denso e scuro invadevano le strade e le "cuntane", i vicoli di Potenza, e celebravano il sacro. L'intervento di Studio Azzurro si situa all'incrocio tra tradizione e modernità: tra un ricordo legato alla cultura contadina e pastorale proprie di questa terra e la tecnologia ultramoderna del medium utilizzato, una videoinstallazione interattiva. L'arte, attraverso la tecnica, dà forma a immagini lontane, perse nella memoria, immagini di un passato avviato all'oblio. La memoria storica sarà indagata e interrogata attraverso interviste a gente del luogo, alla ricerca di frammenti di una storia dimenticata, i "fanoi" di San Gerardo. Queste voci e queste storie confluiscono nell'opera, e verranno ascoltate dagli spettatori e dai passanti, che sfiorando con la mano le figure del video, daranno loro "vita". Un'opera "dantesca", visionaria e realistica al tempo stesso, segnata dal doppio registro della finzione, propria della creazione artistica e della natura virtuale del video, e della realtà, costituita dai volti e dai racconti delle persone, dalla storia e dalle tradizioni del luogo.

 

Il labirinto nel parco
In ascolto della natura e della storia si pone anche l'intervento di Michele Iodice. Il linguaggio, i temi e la poetica dell'artista napoletano si rivolgono solitamente all'indagine e alla rivisitazione della mitologia e dell'arte classica, le antiche tradizioni popolari e religiose, la reinterpretazione degli oggetti d'uso e di decorazione tipici dell'artigianato tradizionale. Pietra, rame, ferro, piombo e foglie, rami, fronde, arbusti, minerali e vegetali, sono i materiali che l'artista adopera. Da alcuni anni Michele Iodice ha iniziato una ricerca sul tema del labirinto, in tutte le sue possibili connotazioni: il legame con la cultura classica greco-romana, la mutevole percezione dello spazio, la dimensione del gioco connessa all'esperienza dell'opera.
Il suo intervento per Potenza si concentra sul rapporto tra uomo e natura, città e spazi verdi, a volte soffocati o abbandonati all'incuria e dunque sottratti alla vita quotidiana dei cittadini. Iodice ha progettato "Il filo di Arianna", un labirinto tra gli alberi del parco Baden Powell dal disegno geometrico, che diventa anche un gioco per i bambini. Essi possono percorrerlo, e di volta in volta scoprire di fronte a quale albero si trovano. L'artista ha svolto il lavoro di ricerca sulle varietà botaniche degli alberi e degli arbusti presenti nell'area segnata dal labirinto in collaborazione con Legambiente e un gruppo di ragazzi potentini partecipanti ad camposcuola estivo, che realizzeranno le schede da appendere in corrispondenza di ogni albero.
L'opera vive dunque del suo rapporto con il pubblico, che non è semplicemente spettatore dell'opera, ma può interagire con essa e al contempo riscoprire un luogo del quotidiano, apparentemente banale, forse trascurato, attraverso "l'occhio magico" dell'artista che lo guida nel percorso.

All'aperto, in giro per la città, contemporaneamente in diversi luoghi: "Arte in transito" è una iniziativa che chiama a raccolta i cittadini (non solo quindi il pubblico delle mostre e dei musei) e le energie giovani di Potenza, per percorrere un itinerario di ritorno e di riascolto di alcuni luoghi della città. L'invito è fatto dagli artisti, capaci di attivare uno sguardo critico ma anche fortemente progettuale, di porsi nel punto di intersezione tra sensibilità individuale e collettiva.
La rassegna propone la valorizzazione e la riqualificazione di specifici contesti urbani e di monumenti di interesse storico e culturale; nel contempo è anche un viaggio attraverso la memoria, la storia e la geografia dei luoghi.

 

 

 

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(1) Il ponte sul fiume Basento, bene culturale di interesse architettonico, è stato costruito tra il 1967 e il 1969 su progetto dell'ingegnere Sergio Musmeci (1926-1981), tra i principali protagonisti della cultura architettonica italiana del XX secolo.
(2) È la scalinata più importante della città. Situata in un nodo nevralgico del centro cittadino, collega la parte alta del centro (Piazza Prefettura, via Pretoria, via del Popolo) con la parte bassa di Piazza XVIII Agosto. Fu costruita a partire dal 1862 e completata durante gli anni '80 del XIX secolo, nell'ambito dell'edificazione dell'adiacente complesso di scuole pubbliche.

Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Basilicata Associazione Basilicata 1977